martedì 6 luglio 2010

Salviamo Liberazione

(Liberazione è il quotidiano del nostro Partito, e a causa delle precedenti gestioni sta vivendo un momento difficile. Questo è un appello del suo Direttore . Ndr)

di Dino Greco

Spero ardentemente che tutti i compagni e le compagne che mantengono una frequentazione del nostro/loro giornale e ne comprendono la funzione insostituibile, abbiano colto appieno la fase cruciale nella quale siamo, che può segnare il rilancio oppure la fine, in tempi molto rapidi, delle pubblicazioni. Non sto scherzando e vi assicuro che non vi è alcuna enfasi, né alcun gusto per la drammatizzazione in questo allarme. Delle condizioni economiche e dello stato delle vendite, nonché di quello degli abbonamenti abbiamo dato ampia informazione attraverso le relazioni svolte nella direzione del Prc del 16 giugno, pubblicate nell’edizione del 23 dello stesso mese. Se non ne aveste presa visione vi prego di farlo con la dovuta attenzione e, soprattutto, di metterne a parte quanti non abbiano adeguata percezione dello stato delle cose. La questione è molto semplice: il partito non è più in grado di sostenere economicamente il giornale. Neppure in misura marginale. E quanto la penuria di risorse abbia inciso nella fattura, nella foliazione, nella distribuzione del giornale è sotto gli occhi di tutti. Ciononostante siamo stati in edicola ogni giorno, con una forte caratterizzazione politica, sociale e culturale quale non si rintraccia in altre pubblicazioni.
Il futuro prossimo di Liberazione ora dipende unicamente dal finanziamento pubblico (anch’esso appeso ad un filo di ragnatela), dalle vendite e dai modesti introiti pubblicitari. Questo vuol dire che lo sforzo eccezionale messo in campo con successo per abbattere sino a poche centinaia di migliaia di euro il poderoso debito di esercizio accumulato nel tempo potrebbe non essere sufficiente. Perché anche una sola goccia in più fa tracimare il vaso colmo. Dunque, care compagne e cari compagni, tocca ora a voi compiere (o ritrarre) il passo. In uno spazio talmente breve da non consentire neppure un attimo di pausa e da gestire con estrema determinazione. La determinazione e la convinzione che sino ad oggi sono mancate. Come si diceva un tempo, ciò che va fatto, va fatto “qui ed ora”. Perchè non saranno dati tempi supplementari. Ho già indicato, meticolosamente e sui vari fronti, le iniziative che possono essere prodotte in queste settimane per concorrere al raggiungimento del pareggio di bilancio, da conseguire tassativamente entro quest’anno. Gli abbonamenti, innanzitutto, nelle varie forme possibili (postali, con coupons, on line): dobbiamo farne 500 di nuovi entro l’estate. Ho già detto, sfidando quella che credevo un’ovvietà, che dai dirigenti è atteso l’esempio. Poi ci sono le feste di <+Cors>Liberazione<+Tondo>, certamente più di duecento, alcune già in corso, molte in preparazione o già calendarizzate. E’ possibile prevedere che in ciascuna di esse si facciano pervenire, per ogni giorno di durata della festa, un numero “x” di copie del giornale e che se ne organizzi la vendita quotidiana? E’ possibile che in ciascuna di esse si preveda una cena a sottoscrizione dedicata al giornale e che le somme realizzate siano convertite in abbonamenti da destinare a luoghi di lavoro, circoli, realtà dove il giornale non arriva? Ancora: è possibile riprendere la diffusione domenicale, riguadagnando un’attitudine militante alla controinformazione che non serve soltanto al giornale, ma che è anche funzionale all’attività di reinsediamento capillare del partito, nel sociale come nei territori? Nel mese di ottobre, indicativamente nella terza settimana, produrremo un supplemento al giornale di 48 pagine. Un evento, tanto per l’importanza dei temi trattati che per la qualità dei contributi che vi troveranno ospitalità, con un cospicuo sovrapprezzo che ha il significato di una vera e propria sottoscrizione: un sacrificio economico di non lieve entità da dedicare ad una buona causa. Chiediamo a tutte le federazioni, ai circoli, di prenotarne preventivamente un consistente numero di copie oltre a quelle che saranno vendute direttamente in edicola. Sebbene la formula sia abusata e contenga forse un eccesso retorico di volontarismo, mi sento questa volta di dire: trasformiamo lo svantaggio, la difficoltà, in un’opportunità, in un’occasione: quella di ripensare ad un aspetto essenziale della vita del partito, della sua capacità di comunicare, di esercitare una funzione critica, verso la realtà sociale e politica non meno che verso se stesso. Liberazione può rappresentare, ancor più di quanto non sia stato sin qui, l’enzima di un ritrovato sforzo corale, capace di produrre lavoro politico, conflitto sociale, pratiche solidali, interlocuzioni che oggi ci sono precluse o che ristagnano a causa di perduranti, reciproche diffidenze. E capace di stimolare unità, a sinistra, di cui vi è un prepotente bisogno per dare efficacia ad istanze di cambiamento che nessun altro, dentro il concerto istituzionale, è oggi in grado di interpretare. Se per indolenza, o per rassegnazione, rinunciassimo a questa sfida, senza neppure tentarla, compiremmo un atto di grave autolesionismo. E la chiusura del giornale, a quel punto inevitabile, ne rappresenterebbe la simbolica rappesentazione. Non mi impegnerei in questo appello se non fossi convinto che il gioco vale la candela e che possiamo farcela. A voi l’ultima e decisiva parola.

da Liberazione (04/07/2010)

lunedì 28 giugno 2010

LA ASL FA SCARICABARILE

La risposta della ASL alle nostre osservazioni sui 9000 € per l'affitto dei locali a Valdambrini, mal serviti da un punto di vista dei collegamenti e forse non idonei ad essere utilizzati come ambultori, non entra nel merito della questione sollevata ma si limita ad addossare agli amministratori precedenti la responsabilità della decisione. Ci si risponde che essa non può essere cambiata senza rischiare il pagamento di penali ma non si fuga il dubbio sul danno ai contribuenti. Ci si chiede, inoltre, dov’era il PRC di S. Marinella nel 2007, quando le scelte sugli affitti (allora si parlava di vendita alla ASL degli stessi locali) venivano fatte. Siamo ben felici di rispondere che nel 2007 l'attuale centro commerciale di Valdambrini era un cantiere che il PRC ha cercato di osteggiare in ogni modo, denunciando alla procura che agli enti locali competenti il mancato rispetto delle ordinanze e normative sulla sicurezza del cantiere, la tombatura del fosso, il mancato rispetto della VIA dell'ecomostro e la sua pericolosa vicinanza alla scuola elementare (minacciata dalla gru, dalle polveri e dal continuo passaggio di automezzi). Abbiamo denunciato il sequestro di un intero quartiere bloccato dal traffico dei camion e poi, ad opera finita, abbiamo raccolto firme sul problema alla viabilità indotto dal centro commerciale. Tutte le diffide sono state cestinate dall'impresa costruttrice e dagli amministratori locali come fossero carta straccia. Poi l'amministrazione comunale è cambiata ma non la politica verso la TREDDI, portata avanti da Tidei così come da Bacheca. Ci pare che lo stesso sia avvenuto per la ASL, la cui ammnistrazione è cambiata ma si persevera nelle decisioni prese, anche se sospette di sperperare denaro pubblico, prendendosela con chi le denuncia.

Circolo PRC “Benedetti Michelangeli” S. Marinella

sabato 26 giugno 2010

DIETROFRONT SULL'ORDINANZA DELLA CHIUSURA DEL PORTO

Il PRC esprime soddisfazione per il felice esito della sua denuncia per cui l'amministrazione e la Porto Romano hanno convinto la Capitaneria di Porto a modificare l'ultima ordinanza in materia di sicurezza, che di fatto vietava l'ingresso delle auto al porto per tutta l'estate. Rimane il dubbio sul criterio con cui la Capitaneria emetta ordinanze e se non ci sia una certa superficialità. Lo stesso dubbio aleggia, naturalmente, su tutto l'accordo di programma con la Porto Romano, sul quale pendono sentenze del TAR e diffide. Quando c'è partecipazione e corretta informazione si prendono più facilmente decisioni nell'interesse della collettività. Attendiamo ora un ragionevole dietrofront sull'intero accordo con la Porto Romano da parte del Comune, che potrebbe inaugurare un nuovo iter trasparente e partecipato sul futuro della vecchia darsena e delle sue possibili ristrutturazioni.

Circolo del PRC di S. Marinella “Benedetti Michelangeli”

martedì 22 giugno 2010

LA TREDDI BATTE CASSA PRESSO LA ASL

La ditta edile TREDDI ha inviato una sorta di sollecito alla ASL a trasferire i suoi ambulatori ed il consultorio presso il centro commerciale in Via Valdambrini entro il mese di luglio, pagando per l'affitto dei 493 mq (con annesso terrazzo) l’incredibile cifra di quasi 9000 euro al mese, oltre il 100.000 euro l’anno. E’ inutile ricordare che trattasi del denaro dei contribuenti, sottratto ad investimenti più congrui quali, per esempio, il potenziamento dei servizi sanitari o l’accensione di un mutuo per l’acquisto di un immobile più idoneo al servizio. I dipendenti della ASL che hanno visitato i nuovi locali lamentano il problema che 7 delle 16 stanze disponibili non dispongono di finestre e dovrebbero essere utilizzate come magazzini piuttosto che adibite ad ambulatori. Persino la sala d’attesa non è provvista di finestre ma di un lucernario.

Viene inoltre a sparire lo spazio per il centro d’ascolto “Punto Blu”, attualmente operativo nella sede ASL del Majorca.

Nella speranza che l’ufficio tecnico della ASL abbia effettuato tutti sopralluoghi previsti per dichiarare i locali idonei al servizio sanitario, ci chiediamo il perché di una decisione così penalizzante per le casse pubbliche e per i contribuenti e se sia stata fatta una gara per cercare soluzioni meno onerose.

Rimane inoltre aperto, a detta dei dipendenti ASL, l’annoso problema di come l’utenza riuscirà a raggiungere un servizio così mal collegato al resto del paese. A nulla infatti sono servite le quasi 700 firme raccolte dalle forze d’opposizione in consiglio comunale e dalla Federazione della Sinistra per sollecitare il Sindaco a risolvere il problema della viabilità prima del trasferimento della ASL, nonché degli stessi uffici comunali. Non possiamo inoltre non stupirci dell’incredibile credito che la TREDDI sembra vantare presso la ASL, nonché presso l’attuale amministrazione di S. Marinella.

Circolo del PRC di S. Marinella “Benedetti Michelangeli”

lunedì 21 giugno 2010

La Porto Romano mostra i muscoli

Il PRC di S. Marinella esprime il suo più totale disappunto verso la nuova ordinanza dell’11.06.2010 della Capitaneria del porto di Civitavecchia, la quale recita testualmente all’art. 1: “Le sbarre di accesso al porto di Santa Marinella rimangono chiuse: Dal 1 giugno al 30 agosto: tutti i giorni, dalle ore 22.00 alle ore 14.00 del giorno successivo. Ulteriori periodi ed orari di chiusura in occasione di manifestazioni veliche o altri eventi con elevato afflusso veicolare e pedonale in ambito portuale, saranno appositamente disciplinati con specifico provvedimento” (troverete il testo integrale sul sito http://www.prcsantamarinella.it). L’ordinanza risulta restrittiva rispetto la precedente del 2008, la quale prevedeva la chiusura della sbarra, negli stessi mesi solo sabato e domenica nei festivi e prefestivi e solo nel caso non vi fossero parcheggi disponibili. Naturalmente la scorsa estate la Porto Romano aveva cercato di eludere l’ordinanza chiudendo la sbarra tutti i giorni. Una manifestazione pubblica di protesta del Circolo PRC di S. Marinella aveva costretto la Porto Romano a rispettare l’ordinanza e ad alzare la sbarra. Quest’anno la Capitaneria di Civitavecchia si è prontamente adeguata alle aspettative della Porto Romano precludendo l’ingresso alle auto tutti i giorni. Mentre ci chiediamo quali saranno le prossime restrizioni a cittadini e villeggianti (e meno male che si doveva incrementare il turismo), l’assessore Marongiu ha indetto un concorso presso gli alunni della scuola media “Carducci” e del Liceo Scientifico “Galilei” sul nome dare al nuovo porto turistico. Con che autorità l’Assessore ha voluto coinvolgere gli scolari di S. Marinella ad una decisione che è solo politica? La Giunta Bacheca sta infatti testardamente perseguendo il progetto di espansione del porto con una procedura impugnata dalla minoranza presso il TAR, affidando alla porto Romano non solo la speculazione edilizia (10.000 mq residenziali), ma anche l’attuale darsena. Mentre si espropria la città dal suo porto e si interdice la cittadinanza dai suoi spazi, si strumentalizzano i ragazzi in una operazione di mera propaganda, facendo scegliere loro il nome del bene di cui, per volontà dello stesso Marongiu, non godranno.

Il Circolo del PRC “Benedetti Michelangeli”


Il testo dell'ordinanza

mercoledì 16 giugno 2010

Pomigliano

da www.claudiograssi.org

In queste ore si decide un fatto di straordinaria importanza. Mi riferisco alla vicenda della Fiat di Pomigliano d’Arco. Si tratta di una proposta di accordo di una gravità inaudita. Non propone solo un peggioramento drammatico delle condizioni di lavoro degli addetti di quella fabbrica. Si tratta dell’ipotesi di violare leggi e contratti sottoscritti. Se passa questo accordo, passa il concetto che, in nome di esigenze superiori, qualsiasi cosa è lecita. Da questo punto di vista considero ben più grave questa vicenda dell’accordo della Fiat degli anni ‘80. Allora i padroni riuscirono a piegare la lotta operaia. Con quella sconfitta si chiuse un ciclo, iniziato con le grandi lotte e le grandi conquiste dell’autunno caldo. Oggi, non solo si vuole piegare uno dei punti più alti di resistenza operaia, ma si vuole dare all’impresa la possibilità, in nome delle sue esigenze, di violare leggi e accordi sottoscritti. Purtroppo il ricatto è pesante. E il discorso sempre quello: o pieghi la testa o perdi anche quel poco che ti può restare: un lavoro sempre più disumano e schiavizzante.

In questo contesto, più veloci della luce, si sono già pronunciati i grilli parlanti del padrone: il ministro Sacconi, il ministro Tremonti. La Mercegaglia è entusiasta. Bonanni e Angeletti, che essendo due segretari generali di due sindacati dovrebbero opporsi, si schierano con la Fiat.

La tesi è nota: se gli operai di Pomigliano non accettano le proposte della Fiat, la produzione verrà spostata all’estero dove la mano d’opera costa meno e ci sono leggi e contratti più favorevoli per il padrone. A nessuno, però, viene in mente che se le cose stanno così c’è qualcosa che non funziona nel SISTEMA?

Non ha nessuna logica, infatti, in un contesto di progresso tecnologico, scientifico, produttivo, peggiorare, anziché migliorare, le condizioni di vita e di lavoro. Può sembrare un discorso astratto o ideologico, ma il punto è proprio questo: o si supera questo sistema capitalistico, oppure, come vediamo anche rispetto alle manovre che vengono proposte dai vari governi per “superare” la crisi, si marcia speditamente verso la regressione. “Socialismo o barbarie”, si diceva in altri tempi, ma la realtà è ancora quella! La differenza è che la sinistra, nelle sue componenti maggioritarie, ha rinunciato a mettere in discussione il sistema, mentre, come si vede, il capitalismo non ha affatto rinunciato ad usare tutti i mezzi per mantenere il potere. Alcuni esponenti del Pd non solo si sono schierati a favore dell’accordo, ma sollecitano la Cgil a rompere gli indugi e fare altrettanto. L’Italia dei Valori è silente, a dimostrazione che la lotta contro Berlusconi se non si associa anche alla lotta contro la Confindustria serve a poco ai ceti sociali più deboli. Per non parlare di tutti quelli che in questi giorni si sono mobilitati, giustamente, per la libertà contro la legge sulle intercettazioni. Non hanno nulla da dire su questo scempio di libertà? Che a lavoratori e lavoratrici che guadagnano 1100 euro al mese vengano tolte pause, resi obbligatori straordinari, non pagata la malattia, aumentati in modo inumano ritmi di lavoro… tutto questo non interessa a nessuno? Non sono violazioni delle libertà?

Dobbiamo reagire, abbiamo scritto nel post precedente. Sì, con grande determinazione. Assieme alla Fiom, assieme a quei lavoratori e a quelle lavoratrici. Mobilitiamoci subito come Rifondazione Comunista e come Federazione della Sinistra, assieme a tutte le altre forze disponibili, affinché non passi questo accordo che produrrebbe una regressione di mezzo secolo della condizione di lavoro nel nostro Paese.

Linko un ottimo articolo di Luciano Gallino sullo stesso argomento.

La globalizzazione in casa – di Luciano Gallino

sabato 12 giugno 2010

L'Ue obbliga la pensione a 65 anni? Falso

di Rosa Rinaldi *

su il manifesto del 11/06/2010

Non è assolutamente vero che l'Europa impone che le donne italiane vadano in pensione a 65 anni, come invece viene motivato in modo infondato non solo dal governo, ma dalla più parte dei media. Com'è che invece l'informazione non solleva alcun dubbio?
I pronunciamenti di Commissione e Parlamento europeo non riguardano l'innalzamento dell'età, ma sono fondati sull'esigenza di non discriminare il lavoro femminile, giacché tutte le ricerche denunciano retribuzioni e pensioni inferiori a quelle maschili. Con la direttiva 79/1978, l'Europa salva infatti la possibilità per gli stati di stabilire età di pensione differenti tra uomini e donne; e comunque l'Unione non può intervenire sull'età stabilita dai paesi membri. Può, invece, chiedere conto di atti discriminanti, come «obbligare» le donne ad andare in pensione prima: perché, in presenza di un regime legato ai contributi, porta a un rendimento ridotto.
Esiste dunque una questione di parità, ma non riguarda l'età. Nella «Piattaforma di Pechino» i governi si erano piuttosto impegnati a esplicitare l'impatto delle politiche economiche in termini di lavoro pagato e non pagato e di accessi al reddito delle donne. E il Consiglio Europeo di Lisbona, nel marzo 2000, fissava l'obiettivo del pieno impiego attraverso un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione e il diritto fondamentale al lavoro di uomini e donne. Nel diritto comunitario, del resto, la tutela antidiscriminatoria è da sempre un architrave, che col Trattato di Amsterdam del 1998 è divenuto un principio fondamentale.
I dati ufficiali mostrano invece che siamo ben lontane da una parità retributiva, quindi economica, sociale e politica. Questo il quadro: fino a 20.000 euro, 48% donne e 52% uomini; da 20.000 a 40.000, 27% donne e 73% uomini; da 40.000 a 60.000, 20% donne 80% uomini; da 60.000 a 80.000, 15% donne 85% uomini; da 80.000 a 100.000, 12% donne 88% uomini; oltre 100.000, 10% donne 90% uomini.
Il differenziale retributivo uomo/donna si attesta su una media del 23%. Il gap per le retribuzioni nette annue delle donne va da 3.800 euro per i dipendenti a tempo indeterminato agli oltre 10 mila degli autonomi. Gli uomini hanno in media redditi superiori in tutte le forme contrattuali: 23% nel lavoro dipendente, 40% in quello autonomo, 24% per le collaborazioni.
Il lavoro delle donne nei 14 paesi più avanzati per un terzo è lavoro pagato e per due terzi è lavoro non pagato. Mentre tre quarti del lavoro degli uomini è pagato ed un quarto no. Quindi, è il peso dell'ineguaglianza di genere nella distribuzione del lavoro non pagato che determina le condizioni materiali delle donne nel lavoro produttivo a tutti i livelli. Ciò mentre rimane un carico di lavoro famigliare non retribuito: all'Italia appartiene infatti il primato del tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare. Lisbona auspica il raggiungimento nel 2010 di un tasso di occupazione femminile del 60% in tutti i paesi. I nostri tassi di occupazione femminile risultano inferiori a quelli medi dell'Ue per ogni classe d'età e non solo rispetto all'Europa a 15, ma anche rispetto alle recenti adesioni. L'Italia infatti è, dopo Malta, il paese con i più bassi livelli di occupazione femminile di tutta l'Ue.
Quanto poi alle anziane e pensionate, due dati sono confermati in tutte le aree del paese e in tutti gli enti previdenziali: il 76% dei trattamenti integrati al minimo (cioè sotto i 500 euro mensili) riguarda le donne (2,6 milioni) e le donne mono-pensionate sono il 64,8% del totale, con un importo medio annuo di circa 7.300 euro. Si aggiunga che solo l'1,2% delle donne arriva ad avere 40 anni di contributi, il 9% arriva a una contribuzione fra i 35 e i 40 anni e ben il 52% è al di sotto dei vent'anni. Il che la dice lunga su ogni ipotesi di elevamento dell'età pensionabile per le donne, che attualmente in Italia avrebbe solo l'effetto di peggiorare le condizioni per quelle poche che riescono ad andare in pensione con una vita lavorativa consistente alle spalle.
Prima di omologarsi ad una stramba idea di parità, ci piacerebbe che almeno il sistema dell'informazione desse conto di questa condizione in modo documentato. E forse scopriremmo che quella della disparità tra differenti è l'unica uguaglianza e una battaglia politica che val la pena di fare.

* segreteria Prc, ex sottosegretaria al lavoro