venerdì 24 luglio 2009
Sabato al Porticciolo
Vigiliamo sulla nostra città.
Cominciamo dal Porticciolo affinché nei giorni di sabato e domenica le sbarre rimangano aperte in caso di disponibilità di parcheggi pubblici.
Proseguiamo conoscendo la nostra città per evitare che con la scusa dell'imminente entrata in vigore del Piano Casa regionale si compiano abusi sul nostro territorio.
Qualunque abuso o stortura vediate potete comunicarcela con un commento a questo post o via email all'indirizzo rifmar@inwind.it.
Facciamoci sentire e vedere per dimostrare che il caldo non addormenta le nostre coscienze.
martedì 21 luglio 2009
Nel nome di Carlo Giuliani
di Alessandra Fava
su il manifesto del 21/07/2009
Era il 20 luglio 2001. Alle 17,25 un colpo sparato da un defender colpisce mortalmente Carlo. Com ogni anno quel tragico anniversario viene ricordato dai genitori e dagli amici, ancora in cerca di giustizia
«Se cercate Carlo guardate il mare» ha detto Haidi Giuliani ieri in occasione della manifestazione che ogni anno si tiene a piazza Alimonda per ricordare quel 20 luglio 2001 quando alle 17,25 e non a e 27, come ha sottolineato il padre Giuliano Giuliani, venne sparato il primo colpo che uccise Carlo dal defender durante il G8 genovese. È stato Gogo, un compagno di scuola di Carlo a leggere un componimento che Carlo scrisse anni fa alla famiglia in cui c'è la sentenza a morte di un uomo con tanto di lettera alla moglie, condanna in latino e motivazioni delle colpe in francese. «Carlo aveva una grande facilità di scrittura e scriveva queste cose a noi, chiuso in una stanza per pochi minuti. Purtroppo quello che sembrava uno scherzo è stata una tragica profezia. Quale corpo fu più esposto del suo?», commenta Haidi. La condanna in latino prevede infatti che il corpo sia esposto appunto al pubblico ludibrio.Il Comitato ha scelto di concentrarsi nuovamente in piazza Alimonda dove d'altra parte il 20 di ogni mese c'è un appuntamento fisso. Accanto alla cancellata della piazza c'erano ieri fogli stesi come panni con i perché di un'inchiesta affossata e archiviata. Ad esempio «perché il nome di Raffone che dicono essere l'altro occupante della jeep compare solo sabato mattina alle 12,30?» oppure «perché dei vari occupanti della jeep interrogano solo l'autista Cavataio e Placanica?» o ancora «perché il generale Desideri e Truglio decidono di parlare di un politraumatizzato mentre il 118 arrivato già da un quarto d'ora ha già dato conto del foto di un proiettile sotto l'occhio sinistro?».
Tra la folla ci sono i portavoce del Genoa social forum di allora, Vittorio Agnoletto e Alfio Nicotra e anche il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: «Sono tornato come quasi tutti gli anni perché penso che c'è un valore della memoria. Non ricordare è uccidere due volte - dice Ferrero - È un dovere morale e politico. Se lo stato protegge pezzi dei suoi, è bene che si continui a chiedere giustizia». Sulle responsabilità degli alti vertici al potere torna anche Vittorio Agnoletto: «Sono le verità che fanno paura a questo stato. Hanno paura della Diaz e di Bolzaneto anche se è stata acquisita la verità in sede giudiziaria. Su Carlo non si vuole cercare la verità. L'unica speranza è che dalla Corte europea arrivi l'ingiunzione a riaprire il processo. Placanica probabilmente non è il responsabile. Il vero responsabile è coperto».
Tra la folla centinaia di persone arrivate dal Veneto, dalla Toscana, dal Piemonte e dalla Lombardia. Antonella, milanese, insegnante commenta che «era un manifestante che manifestava in modo pacifico» e che «ricordare è prendere coscienza dei fatti avvenuti per capirne l'importanza. Spiegare il proprio punto di vista senza temere ritorsioni». Giuliano Giuliani gira con una maglietta dei carcerati di Rebibbia «beato chi crede nella giustizia perché verrà giustiziato»: «A questo punto speriamo che sia favorevole la sentenza della Corte europea, che ci restituisca la giustizia che in Italia ci è stata negata», commenta.
Il giornalista Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime del pestaggio alla Diaz (oggi modera un dibattito nel circolo Arci di San Fruttuoso prima della fiaccolata alla scuola) torna a ribadire che «quello che abbiamo visto 20 e 21 luglio sono incompatibili con una democrazia», poi guardando la folla «siamo consapevoli che siamo una minoranza. Non credo che debbano esserci decine di migliaia di persone. La gente che è qui ha molto da dire. Che siano tanti o pochi è irrilevante».
Ad ascoltare e guardare ci sono anche dei ragazzi che sicuramente al G8 2001 non c'erano. «Avevo 12 anni - ammette Chiara - mia mamma mi ha portato un dvd a casa. Ho capito che ci sono stati dei soprusi e che alla fine non hanno dato la colpa al carabiniere e poi sono qui per solidarietà». Dalla Toscana arriva anche uno cuoco bergamasco, Danilo, 18 anni: «Mi dà fastidio che sia passata la storia che stava attaccando i carabinieri. Hanno manipolatole le notizie. Stava resistendo a un'ingiustizia». In piazza anche due nigeriane portate da Francesca, genovese: «Erano davanti alla tv ho spiegato che cosa andavo a fare e hanno sentito la necessità di venire, anche se otto anni fa non erano neppure in Italia. Chissà perché non fanno altrettanto i genovesi». Tommaso un toscano adottato da Genova ricorda il panico, la paura e i lacrimogeni di sabato 21 luglio 2001 in corso Italia «fu traumatico erano luoghi che conoscevo. Genova era già la città del cuore. Rimane una ferita aperta». Sotto a tante parole le note di Renato Franchi & l'Orchestrina del Suonatore Jones, Alessio Lega con «Cantacronache di ieri e di oggi», Marika, Pier e Fabio con «Bricchi, Gotti e Lambicchi» e Marco Rovelli col suo gruppo «libertAria».
domenica 19 luglio 2009
LiberiAmo il Porto. Parte 2

Il circolo Prc Santa Marinella comunica alla cittadinanza che grazie all'intervento dei suoi militanti finalmente la legge è stata ristabilita al Porticciolo e le odiose sbarre sono state riaperte.
Infatti in seguito alla nostra protesta dell 11 luglio scorso e ai successivi interventi presso la delegazione della Capitaneria di Porto è stato ottenuto sabato 18 luglio il primo risultato ossia il rispetto della Ordinanza della Capitaneria di Porto di Civitavecchia n° 132/2008 che dice testualmente che "le sbarre rimarranno aperte in caso di disponibilità di parcheggi non riservati".
Ringraziamo la Capitaneria di Porto per il rapido intervento e la invitiamo a continuare a controllare che la Porto Romano rispetti le ordinanze.
Invitiamo inoltre la cittadinanza a vigilare sul corretto operato della società concessionaria e a pretendere il rispetto dell'ordinanza 132 del 2008 perchè parcheggiare al porticciolo rimane un diritto per tutti noi. Se le sbarre rimarrano abbassate in caso di presenza di parcheggi liberi è dovere di ogni cittadino protestare e chiedere il rispetto della legge.
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Mario Benedetti Michelangeli
Santa Marinella
sabato 18 luglio 2009
Per un nuovo inizio: costruiamo la Federazione della Sinistra di Alternativa
Cari compagni e compagne,
la crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
Nella debolezza dell’opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste.
Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.
Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro:
> In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e completamente inaccettabili: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno alla precarizzazione del lavoro alla sistematica compressione salariale il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto. Vogliamo ripartire dal lavoro nella piena consapevolezza che la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo o si connette strettamente alla lotta dello sfruttamento dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura oppure è incapace di proporre una uscita dallo stato di cose presente. Per questo per noi la lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell’ambiente, per i beni pubblici a partire dall’acqua e lo sviluppo di un consumo critico, alla lotta contro il sessismo e il patriarcato, per l’autodeterminazione degli individui e delle comunità. Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una battaglia rigorosa per mantenere scuola, istruzione, conoscenza, ricerca e in generale i saperi al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione:la lotta per la scuola pubblica è dunque prioritaria.
> In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. La battaglia contro il bipolarismo, che tende a produrre l'impermeabilità delle istituzioni nei confronti del conflitto, una alternanza tra simili e che nel concreto del caso italiano è il contesto in cui è nato e cresciuto il berlusconismo, è per noi un punto centrale. La costruzione di un movimento di massa per una uscita da sinistra dalla crisi ha quindi nella battaglia per il proporzionale, contro ogni tendenza autoritaria, contro le mafie e i loro intrecci con la politica, il suo corrispettivo sul piano istituzionale.
> In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti.
> In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista. Nella lotta per la giustizia e la libertà delle generazioni che ci hanno preceduto, combattuta sotto le insegne delle bandiere rosse, della falce e del martello, noi riconosciamo la nostra storia e questa storia deve proseguire a partire da una rifondazione delle pratiche, delle teorie, delle forme organizzative.
La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.
In Italia la costruzione di un polo della sinistra di alternativa si rivela difficile sia per le divisioni a sinistra, e per il rischio che esse si vengano ora cristallizzando, sia per la volontà delle forze politiche rappresentate in parlamento di imporre un sistema bipolare chiuso, attraverso meccanismi istituzionali (clausole di sbarramento a tutti i livelli, discriminazione dell’accesso al servizio televisivo e al finanziamento pubblico), che aggravano ulteriormente gli effetti di leggi elettorali che contrastano con il principio del pluralismo rappresentativo e con la garanzia del pari diritto dei cittadini alla partecipazione politica. Alla costruzione di un sistema bloccato, che assume i caratteri di un nuovo regime, Pd e IdV hanno mostrato di voler concorrere non meno dei partiti di centrodestra.
E’ necessario dunque un vero e proprio salto di qualità dell’iniziativa politica, ideale e sociale della sinistra di alternativa.
Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda – oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.
Riteniamo indispensabile che la Federazione che proponiamo introduca profonde innovazioni nel modo di fare politica, a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l’effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale.
Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta unitaria e a tal fine proponiamo quindi di vederci il 18 luglio alle ore 10.00 a Roma al Centro Congressi di via Frentani.
Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace, Bruno Amoroso, Elio Bonfanti, Benedetta Buccellato, Elena Canali, Omar Sheikh Esahaq, Valerio Evangelisti, Barbara Fois, Haidi Giuliani, Rita Lavaggi, Maria Rita Lodi, Maria Rosaria Marella, Ibrahima Niane, Nicola Nicolosi, Gian Paolo Patta, Tonino Perna, Rossano Rossi, Nadia Sabato, Bassam Saleh, Raffaele K. Salinari, Laura Stochino, Ermanno Testa, Vauro, Mario Vegetti, Massimo Villone
lunedì 13 luglio 2009
LiberiAmo il Porto
Eravamo pochi, eravamo pacifici, ma qualche risultato lo abbiamo ottenuto.
Ma partiamo dai fatti:
Alle 17.45 circa il Circolo Prc Santa Marinella utilizzando l'automobile proletaria (Pandavic 750) blocca l'accesso del Porto regolato da una sbarra alzata da un dipendente della Porto Romano.
La sbarra si alza solo se si ha una barca al Porto, oppure se si è abbastanza simpatici (come accaduto nei confronti di qualcuno che la barca non ce l'ha mai avuta, ma è solito giocare a carte con i pescatori...)
Primo risultato ottenuto: gli addetti della Porto Romano (per altro gentili e rispettosi) sono costretti ad alzare la sbarra laterale che rimane alzata permettendo così l'accesso al Porto a chiunque.
Dopo pochi minuti i compagni del Circolo srotolano uno striscione colorato con la scritta"LiberiAmo il Porto".
Secondo risultato ottenuto: la gente si è accorta che ci sono ancora i comunisti, e infatti tra facce sbigottite e sorrisi alieni qualcuno (pochi in verità, ma si sa questo è il paese dei ricatti) timidamente si avvicina e appoggia la nostra protesta.
Dopo qualche minuto la nostra protesta è rientrata, l'obiettivo di riportare l'attenzione sulla situazione del Porticciolo è stato parzialmente raggiunto (l'assenza della "solita" stampa di regime non va sottolineato più di tanto) , ma questo è stato il primo passo della nostra lotta per salvare il porticciolo e Santa Marinella da un ampliamento infausto per modi e per attori.
Ora il percorso prevede una pressione sulla Regione Lazio (nella cui maggioranza di centrosinistra non è più presente il nostro Partito, in seguito alla re immissione dei ticket sanitari) alla cui competenza sembra essere tornato il nostro Porticciolo "militare" grazie anche alla pressione esercitata dal nostro Partito e dalla cittadinanza di Santa Marinella.
Nella necessaria Conferenza dei servizi la Regione dovrà bocciare questo progetto faraonico e inutile, dannoso per l'ambiente e assolutamente non proficuo economicamente a medio lungo termine.
Ripetiamo che il Porticciolo deve tornare ai cittadini, perché la Porto Romano già ha lucrato abbastanza grazie all'incapacità delle Giunte susseguitesi nel tempo e il regime di impunità con cui agisce non è ulteriormente tollerabile.
DISOBBEDIENZA CIVILE
Il sabato e la domenica si abbassano le sbarre di entrata al Porto, ma se non trovate parcheggio all'esterno avete tutti i diritti di chiedere di poter parcheggiare dentro se i parcheggi a strisce bianche sono liberi.
Se vi bloccano insistete. Chi lo dice?
La stessa ordinanza.... leggete qua sotto
CAPITANERIA DI PORTO DEL COMPARTIMENTO MARITTIMO DI CIVITAVECCHIA
Ordinanza n. 132 / 2008
O R D I N A
Articolo 1
Le sbarre di accesso al porto di Santa Marinella rimangono chiuse:
dal 1 ottobre al 30 aprile:
tutte le sere, dalle ore 22.00 alle ore 7.00 del mattino successivo;
dal 1 maggio al 30 settembre:
tutte le sere, dalle ore 22.00 alle ore 7.00 del mattino successivo
dalle ore 14.00 alle ore 22.00 nei giorni di Sabato, Domenica, festivi e prefestivi; le sbarre rimarranno aperte in caso di disponibilità di parcheggi non riservati.
Ulteriori periodi ed orari di chiusura in occasione di manifestazioni veliche o altri eventi con elevato afflusso veicolare e pedonale in ambito portuale, saranno appositamente disciplinati con specifico provvedimento.
Capito???????
sabato 11 luglio 2009
Ri.Rei, Peduzzi (Prc): "Siamo di fronte ad un nuovo consociativismo''
da "Civonline"
giovedì 9 luglio 2009
Tutti a mare.... tutti al Porto!!!
A sancirlo sono gli atti del concessionario, l'inazione della Regione che con mille scuse fa finta di non sapere che quel Porto è turistico e quindi di sua competenza.
Altro che porto militare come a Lorsignori conviene farci credere...
Sabato saremo al Porto, di pomeriggio, a cercare portaerei e sommergibili....
Venite anche voi
Intanto l'Amministrazione tace (e acconsente...)
Abbattiamo le sbarre!!!!