venerdì 8 febbraio 2008

Valore Vero: Comunista e Sincero

Ndr non sapendo scrivere faccio mio questo "Anonimo" commento

"Si tratta di riscoprire dei valori veri e battersi per quelli." Una volta letta questa riga non sapevo più cosa pensare: "i valori veri"è l'espressione più vuota e priva di significato che possa concepire un umano intelletto. Cosa sono i valori, quali i veri e quali, se ve ne sono, falsi?E' un valore classificabile nei primi quello di togliere la fiducia a un sindaco quando egli inizia a disattendere il programma condiviso e a mettere un assessore della sua Giunta in condizione di non lavorare? O è un valore vero rimanere in un consesso a fare l'utile idiota che alza solo la mano e resta poi supino alle decisioni de padrone? forse, se si potesse iniziare ad attribuire alle parole il loro significato originario scopriremmo che un "Valore vero" stavolta con la "V" maiuscola è quello della Dignità, quel fuoco che pervade l'animo di un uomo e lo spinge a riscattarsi e ribellarsi quando la situazione che lo circonda comincia a dargli fastidiosi pruriti e conati di vomito. 15000 persone sarebbero rimaste nella merda se il Prc locale fosse rimasto nell'abbraccio mortale di Tidei e della sua giunta. Per finire, due parole sul caso Barbazza, che l'autore del precedente intervento interpreta come "la dimostrazione stessa di come la sinistra sia, numericamente ed ideologicamente, perdente. ha contato solo quando si è incollata per innestare don Pietro sui ceppi santamarinellesi." Dal punto di vista numerico direi che le ultime elezioni politiche, regionali, provinciali ed anche locali dimostrano quanto lontano dalla realtà sia questa affermazione;i numeri, come i fatti, vanno distinti dalle opinioni personali. Lasciamo perdere il discorso ideologico, perchè proprio in questi giorni sta partendo l'ennesimo attacco al '68 da parte di chi la storia la studia con i piedi (due a caso: Montezemolo e Sarkozy) e proprio dai loro timori e dai loro discorsi si evince che il padronato teme ancora i "Valori Veri", a cui stavolta posso si attribuire un significante ed un significato: solidarietà, uguaglianza, progresso, apertura mentale...i valori che finchè ci saranno i Comunisti (valori aggiunti, in questo caso e sempre degni di maiuscola) verranno difesi dagli attacchi liberal eversivi dei figli di quei colletti bianchi che già in un passato non troppo lontano avrebbero voluto disfarsene (golpe Borghese, piazza Fontana, stazione Bologna e via discorrendo)
Chi vive non dimentica!

giovedì 7 febbraio 2008

tu chiamale se vuoi.... sensazioni...

Ma che ce frega?
Doveva essere lo step 2: Forza Italia.
Ma aspetto di vedere dove va a finire Mastella, così invece di sparare sulla croce rossa del clientelismo e affarismo pretideano (quelli che si applicavano ma non riuscivano bene - a costruire chiaramente), assisteremo al definitivo suicidio della classe politica "nuova", "catartica", "imprenditoriale" rappresentata a livello nazionale dal Berlusca fatto da sè.
E a livello locale dai fantastici UOMINI NUOVI come A.Ricci, G.Lucantoni ecc.ecc......
E ho detto tutto.
Ma il problema non sono loro. Loro, insieme al caro Pietro, sono gli imprenditori al servizio di loro stessi, sono l'esempio perfetto del modo di fare politica attuale, asservito al potere economico e fondato sulla clientela (in tutti i sensi, ossia come acquirenti di beni - case soprattutto- e come beneficiari di piaceri in cambio di "rispetto").
Il problema siamo noi.
Noi siamo orgogliosi di definirci COMUNISTI.
Noi non teniamo aperti 10.000 blog con cui ci arrovelliamo il cervello con discorsi tautologici, escatologici, filosofico idealisti. Sullo stile Dio patria e famiglia.
E poi ci alleiamo con affaristi, divorzisti, speculatori ecc.ecc.
Noi ci alleiamo con Pietro Tidei e poi lo abbandoniamo NON APPENA CAPIAMO CHE NON FA LA POLITICA COME NOI LA INTENDIAMO.
Noi non scriviamo in linguaggio aulico per poi ragionare con le chiappe e le poltrone.
Non ci salutiamo in modi strani. Non siamo comunisti in privato e borghesi progressisti in pubblico.
Noi non marciamo per le strade.
E non marciremo nelle istituzioni.
Per noi i fascisti sono fascisti, ma se se offendono ci dispiace, e quindi non li chiameremo più tali.
Li chiameremo come loro ci suggeriranno.

domenica 3 febbraio 2008

Leone risponde a Roberto

Robertino, perché ti adombri tanto? Cosa dovremmo fare noi con tutto quello che ci vomitano addosso? Tu che sei un attento visitatore dei blog cittadini avrai notato che siamo stati costretti a filtrare i commenti dati i tanti insulti che ci arrivavano. Ho detto insulti perché di politico non avevano veramente niente. Oppure quello che scrivono di noi sui blog cittadini di destra (a proposito, il dottore mi ha vietato di frequentarli perchè dice che potrebbero darmi dei scompensi!!!) Per il resto, sul post posso dirti che sulla storia di Tidei non vogliamo assolutamente fare i verginelli.
Ci siamo assunti le nostre responsabilità di una scelta che si è rivelata drammaticamente sbagliata ma, concorderai, non abbiamo fatto calcoli di convenienza e siamo usciti dalla maggioranza dopo un anno. Cosa che, mi pare di ricordare, non abbia fatto il tuo partito nonostante i tanti mal di pancia che dicevate di avere quando eravate al governo della città con assessori, consulenti nominati, incarichi nei consorzi ecc. Questa è, secondo me, la tanto decantata CASTA!!!!
Non dico che è una politica sbagliata. E' un modo di far politica che predilige l'occupazione di posti di potere piuttosto che il bene della collettività.
Noi abbiamo scelto la seconda strada, e invece di strillare ed alzare la voce per ottenere qualche incarico in più, abbiamo preferito togliere il disturbo chiedendo scusa a chi ci aveva sostenuto e aveva sperato in qualcosa di diverso per le sorti di Santa Marinella individuando in noi i portatori di questa novità.
Roberto, permettici di fare interventi un pò goliardici come quello appena inviatoci dal compagno Leone dalla Patria Russia, almeno sul nostro blog (prima che ci rinchiudano tutti in una riserva come gli indiani, peraltro piccola, visto che siamo rimasti così pochi...)
e se vuoi rispondi. Sarai sempre il benvenuto. Ciao

Con la stima di sempre e senza quel "nonostante" che sa tanto di sopportazione....

Alessandro

Ndr questo articolo è passato per un pelo dalle maglie della censura comunista, ma il suo autore è stato arrestato e costretto ad ascoltare i 100 discorsi più belli di Kamenev in russo.
Per quanto riguarda la CASTA, caro Roberto, ma Juventude non te la ricordi? Quante migliaia di euro-clientelari vi siete mangiati per giocare alla playstation tutti i pomeriggi?

Il moderatore stalinista

mercoledì 30 gennaio 2008

il centrodestra, step 1: AN

Il camerata Fini, dopo aver promosso un referendum contro la legge elettorale da lui stesso votata e da lui definita come un imbroglio contro i cittadini, adesso vuole andare alle elezioni con la stessa legge elettorale.
Pippe mentali? No, alta strategia politica.... Infatti An il partito della legalità e amico dei giudici è pronta a imbracare l'illegale Mastella con tutta la clientela (latinamente parlando) per andare alle elezioni con il plurindagato Berlusconi (appena assolto per il processo SME semplicemente perché il falso in bilancio è stato depenalizzato da... Berlusconi stesso!!! Con l'aiuto di FINI!!!), con l'UDC di Casini ma soprattutto Cuffaro (che festeggia per essere stato condannato a 5 anni....) e con i rivoluzionari (da polenta) della Lega che strillano per l'indipendenza della Padania (fatta da meridionali all'estero) e poi passano all'incasso a Roma una volta seduti in poltrona.
Mejo Prodi?
Sicuramente meno peggio...
Tutto questo a Santa Marinella che c'entra?
C'entra c'entra, perché l'impeto ideale dei nazialleati nostrani è lo stesso dei loro rappresentanti nazionali: tanti bei ricordi di idealità, tradizione, legalità e invece nella pratica pieno appiattimento sulla logica spartitoria del centrodestra, poltrone, incarichi, lazzi e mazzi. Per cinque anni. Senza aver dato niente alla città (anzi perdendo le elezioni 70 a 30).
Noi, i comunisti, Tidei lo abbiamo abbandonato sul nascere dopo averlo combattuto anche da dentro. Loro i postsfascisti le poltrone non le abbandonano mai. Con tutti i privilegi di casta.
E poi vanno addirittura ad attaccare i manifesti contro la casta... Avessero almeno letto il libro!!
La faccia di bronzo, il culo di piombo.
Alle prossime elezioni non votate chi vuole sembrare giovane, nonostante anni passati nella mangiatoia.
Votate chi giovane lo è per davvero.... non solo d'età!
(e non per forza comunista, anche se giova...)

Leone Trotsky

domenica 27 gennaio 2008

Voto libero!!!!

Santa Marinella: 26 gennaio 2008
Libertà andiamo cercando....
La città sembra risvegliarsi....
Qualcuno ha detto: "non pensavo, visto ciò che sta esprimendo la politica a livello locale e nazionale, di ritrovarmi impegnato di nuovo".
Tidei ha lasciato il segno.
Colui che avrebbe dovuto rappresentare la sinistra, vista la sua storia, rappresentava semplicemente gli interessi dei "palazzinari", non i veri costruttori...
I Palazzinari, perché di veri costruttori a Santa Marinella non ce ne sono.
La sinistra esce sofferente dalla precedente esperienza e parla di contenuti.
Qualche giovane timidamente comincia a farsi vedere.
Speranze?
Segnali.
E i comunisti? Ci sono, ci sono. Nonostante tutto e tutti.
E c'è Giovanni che anche se malandato scaraventa la sua passione civile addosso a chi lo ascolta.
Grazie a quei ragazzi che continuano la loro battaglia nonostante gli scarsi mezzi.
I comunisti sono alla luce del sole, mentre quelli che scrivono sui muri continuano a strisciare nella notte perché si vergognano di loro stessi.

giovedì 24 gennaio 2008

Prodi saluta tutti e chiude il bar

Saluti a tutti
Fine di un Governo mai veramente nato.
Cade perché a qualche democristiano non è andato giù il fatto che una nuova legge elettorale ne avrebbe messo in discussione la presenza in Parlamento per ricattare il governante di turno.

A Mastella: torna da dove sei venuto, te tu moje, er tu consocero e l'anima de li mejo m......i loro.

Ai pseudocomunisti rimasti: cercate un accordo con AN Forza Italia e la Lega, perchè se riprovate a fare un accordo con Veltroni e compagnia vuol dire che si è compiuto il definitivo passaggio da comunisti a sadocomunisti....

Onore e gloria eterna al compagno Prodi.
Aritenta tra un'altra decina de anni, può esse che al terzo anno prima o poi ci arrivi!!!!
Per intanto dai una pulita al Bancone, sistema le bottiglie, butta l'immondizia, tira giù la serranda e vattene affanculo....

Verso il sol dell'avvenir..

lunedì 21 gennaio 2008

Qualcuno chiedeva: che vuol dire fascista?

di Simone OGGIONNI
Coordinatore G&C area Essere Comunisti
Coordinamento nazionale Giovani Comunisti Prc

Lunedì, mentre a Isernia Celeste Caranci, presidente dell’Arci locale, veniva accoltellato da un militante di Fascismo e Libertà (ossimoro che nel 1991 Giorgio Pisanò coniò nel dare vita all’ennesimo movimento organizzato dell’estrema destra italiana), Ludovica Bragagnolo, studentessa trevigiana di 18 anni, subiva – sola, chiusa a forza nel bagno di un treno che stava raggiungendo Castelfranco - un brutale pestaggio da parte di due ventenni appartenenti a Forza Nuova.

Non serve dire che sono soltanto gli ultimi episodi di una catena di aggressioni e pestaggi che hanno per bersaglio militanti della sinistra, omosessuali e migranti, di una sequenza di assalti e attentati alle sedi delle associazioni e dei partiti anti-fascisti.

Come è superfluo dire che alcuni di questi atti di squadrismo sfociano nella tragedia, infliggendo ferite non più rimarginabili nella vita di famiglie e intere comunità, nella memoria civile di un Paese che i conti con la barbarie nazi-fascista avrebbe dovuto chiuderli in modo definitivo già sessant’anni fa.

Ciò che serve, invece, è un gesto istituzionale di rottura chiaro e definitivo nei confronti di un mondo, quello dell’eversione neo-fascista, che ha agito, sottotraccia quando non palesemente, sin dagli albori della storia repubblicana. Anche prima, quando – tra l’ottobre e il dicembre del 1943 – nel Sud Italia appena liberato i primi gruppi clandestini iniziarono a diffondere la propaganda fascista. Anche quando, subito dopo il 25 aprile 1945, nel Nord si moltiplicarono le nuove sigle dei gruppi d’assalto (dalle Squadre d’Azione Mussolini ai Fasci d’azione rivoluzionaria) che, alla propaganda, affiancavano omicidi e assalti alle sedi dei rinati partiti della sinistra.

Quei focolai – insieme all’esperienza del Fronte dell’Uomo Qualunque e delle molte riviste teoriche (come La Rivolta ideale, a cui collaborarono quasi tutti i futuri esponenti del neo-fascismo italiano, da Giorgio Almirante a Julius Evola) – furono le radici del Movimento Sociale Italiano: il partito del neo-fascismo italiano, in cui sin da subito confluì larghissima parte di quella galassia. E con cui, in tutti i tornanti più drammatici della vicenda terroristica ed eversiva nel nostro Paese (dai tentativi di colpo di Stato del 1964 e 1970 alle stragi di piazza Fontana, di Peteano e piazza della Loggia, del treno Italicus e della stazione di Bologna), anche i gruppi esterni all’Msi mantennero un rapporto di esplicita contiguità.

Il terremoto politico del 1992, l’approdo ad un sistema tendenzialmente bipolare (e, sul piano elettorale, maggioritario) e l’azzardo di Silvio Berlusconi portarono alla trasformazione dell’Msi in Alleanza Nazionale (cioè all’accentuazione dei tratti istituzionali e perbenisti del neo-fascismo classico) e per conseguenza alla nascita (in uno spazio politico lasciato vuoto, almeno sul piano formale) di nuovi soggetti dell’estremismo di destra.

Evidentemente, se questi gruppi – a distanza di quindici anni dal decreto Mancino – non solo sopravvivono ma si rafforzano, reclutando in misura crescente consensi e militanza pressoché ovunque nel nostro Paese, bisogna fare di più.

Occorre esigere il rispetto immediato della XII norma finale e transitoria della Costituzione italiana, quella che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista», nello spirito e nell’accezione precisata dall’art. 4 della legge 205/93, appunto il decreto Mancino, che estende a chiunque commetta o inciti (ad) «atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» le pene previste dall’art. 4 della legge 20 giugno 1952 per chi «pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità anti-democratiche».

Occorre, se ciò non fosse sufficiente, avanzare formalmente la proposta di un nuovo testo legislativo che sciolga immediatamente tutte le formazioni eversive nazifasciste coinvolte, negli ultimi anni, in fatti di sangue.

Intendiamoci: nemmeno questo salto di qualità nell’offensiva antifascista sarebbe di per sé risolutivo. Siamo consapevoli del rischio che ad una impostazione meramente repressiva consegua un esito improduttivo, quando non controproducente. Tanto più se si considera il profondo radicamento del fascismo (testimoniato dalla capacità sempre crescente del neo-fascismo di limitare, in molti territori, l’agibilità politica della sinistra) in taluni settori della società italiana.

Il principio del capo e la riproduzione sistematica di gesta squadristiche (quando non la costruzione di una vera e propria milizia privata); un’ideologia elitaria, gerarchica, razzista e antiegualitaria; il mito nazionalistico; l’insofferenza nei confronti di un’architettura istituzionale costruita intorno all’indipendenza dei poteri dello Stato; la costruzione di un blocco di potere che, sulla base di queste premesse, cementa un’alleanza delle forze dominanti conservatrici; l’esercizio del potere come monopolio assoluto: sono tutti caratteri – individuati organicamente da Reinhard Kühnl (Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo, 1971) ed Enzo Collotti (Fascismo, fascismi, 1989) – che definiscono l’essenza ricorrente del fascismo. E che, confrontati con la società e, di riflesso, con il quadro politico italiano, configurano un contesto davvero preoccupante. Anche di esso dobbiamo, in pieno, farci carico.

A Celeste Calanci e, ancor di più, alla giovane Ludovica Bragagnolo, aggredita in treno perché cantava la più bella delle canzoni partigiane, diciamo che siamo loro vicini. Vicini alle ragioni del loro antifascismo, a quel sentimento che Giovanni Pesce vedeva radicato, con una corrispondenza esatta tra passioni e progetti, «nel cuore di una battaglia democratica per una società di liberi ed eguali».