domenica 19 luglio 2009

LiberiAmo il Porto. Parte 2


Il circolo Prc Santa Marinella comunica alla cittadinanza che grazie all'intervento dei suoi militanti finalmente la legge è stata ristabilita al Porticciolo e le odiose sbarre sono state riaperte.
Infatti in seguito alla nostra protesta dell 11 luglio scorso e ai successivi interventi presso la delegazione della Capitaneria di Porto è stato ottenuto sabato 18 luglio il primo risultato ossia il rispetto della Ordinanza della Capitaneria di Porto di Civitavecchia n° 132/2008 che dice testualmente che "le sbarre rimarranno aperte in caso di disponibilità di parcheggi non riservati".
Ringraziamo la Capitaneria di Porto per il rapido intervento e la invitiamo a continuare a controllare che la Porto Romano rispetti le ordinanze.
Invitiamo inoltre la cittadinanza a vigilare sul corretto operato della società concessionaria e a pretendere il rispetto dell'ordinanza 132 del 2008 perchè parcheggiare al porticciolo rimane un diritto per tutti noi. Se le sbarre rimarrano abbassate in caso di presenza di parcheggi liberi è dovere di ogni cittadino protestare e chiedere il rispetto della legge.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Mario Benedetti Michelangeli
Santa Marinella

sabato 18 luglio 2009

Per un nuovo inizio: costruiamo la Federazione della Sinistra di Alternativa

di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace e altre/i

Cari compagni e compagne,

la crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.

Nella debolezza dell’opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste.

Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.

A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.

Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro:

> In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e completamente inaccettabili: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno alla precarizzazione del lavoro alla sistematica compressione salariale il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto. Vogliamo ripartire dal lavoro nella piena consapevolezza che la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo o si connette strettamente alla lotta dello sfruttamento dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura oppure è incapace di proporre una uscita dallo stato di cose presente. Per questo per noi la lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell’ambiente, per i beni pubblici a partire dall’acqua e lo sviluppo di un consumo critico, alla lotta contro il sessismo e il patriarcato, per l’autodeterminazione degli individui e delle comunità. Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una battaglia rigorosa per mantenere scuola, istruzione, conoscenza, ricerca e in generale i saperi al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione:la lotta per la scuola pubblica è dunque prioritaria.

> In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. La battaglia contro il bipolarismo, che tende a produrre l'impermeabilità delle istituzioni nei confronti del conflitto, una alternanza tra simili e che nel concreto del caso italiano è il contesto in cui è nato e cresciuto il berlusconismo, è per noi un punto centrale. La costruzione di un movimento di massa per una uscita da sinistra dalla crisi ha quindi nella battaglia per il proporzionale, contro ogni tendenza autoritaria, contro le mafie e i loro intrecci con la politica, il suo corrispettivo sul piano istituzionale.

> In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti.

> In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista. Nella lotta per la giustizia e la libertà delle generazioni che ci hanno preceduto, combattuta sotto le insegne delle bandiere rosse, della falce e del martello, noi riconosciamo la nostra storia e questa storia deve proseguire a partire da una rifondazione delle pratiche, delle teorie, delle forme organizzative.

La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.

In Italia la costruzione di un polo della sinistra di alternativa si rivela difficile sia per le divisioni a sinistra, e per il rischio che esse si vengano ora cristallizzando, sia per la volontà delle forze politiche rappresentate in parlamento di imporre un sistema bipolare chiuso, attraverso meccanismi istituzionali (clausole di sbarramento a tutti i livelli, discriminazione dell’accesso al servizio televisivo e al finanziamento pubblico), che aggravano ulteriormente gli effetti di leggi elettorali che contrastano con il principio del pluralismo rappresentativo e con la garanzia del pari diritto dei cittadini alla partecipazione politica. Alla costruzione di un sistema bloccato, che assume i caratteri di un nuovo regime, Pd e IdV hanno mostrato di voler concorrere non meno dei partiti di centrodestra.

E’ necessario dunque un vero e proprio salto di qualità dell’iniziativa politica, ideale e sociale della sinistra di alternativa.

Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda – oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.

Riteniamo indispensabile che la Federazione che proponiamo introduca profonde innovazioni nel modo di fare politica, a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l’effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale.

Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta unitaria e a tal fine proponiamo quindi di vederci il 18 luglio alle ore 10.00 a Roma al Centro Congressi di via Frentani.

Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace, Bruno Amoroso, Elio Bonfanti, Benedetta Buccellato, Elena Canali, Omar Sheikh Esahaq, Valerio Evangelisti, Barbara Fois, Haidi Giuliani, Rita Lavaggi, Maria Rita Lodi, Maria Rosaria Marella, Ibrahima Niane, Nicola Nicolosi, Gian Paolo Patta, Tonino Perna, Rossano Rossi, Nadia Sabato, Bassam Saleh, Raffaele K. Salinari, Laura Stochino, Ermanno Testa, Vauro, Mario Vegetti, Massimo Villone

lunedì 13 luglio 2009

LiberiAmo il Porto

Sabato abbiamo "occupato" l'entrata del Porticciolo.
Eravamo pochi, eravamo pacifici, ma qualche risultato lo abbiamo ottenuto.
Ma partiamo dai fatti:
Alle 17.45 circa il Circolo Prc Santa Marinella utilizzando l'automobile proletaria (Pandavic 750) blocca l'accesso del Porto regolato da una sbarra alzata da un dipendente della Porto Romano.
La sbarra si alza solo se si ha una barca al Porto, oppure se si è abbastanza simpatici (come accaduto nei confronti di qualcuno che la barca non ce l'ha mai avuta, ma è solito giocare a carte con i pescatori...)
Primo risultato ottenuto: gli addetti della Porto Romano (per altro gentili e rispettosi) sono costretti ad alzare la sbarra laterale che rimane alzata permettendo così l'accesso al Porto a chiunque.
Dopo pochi minuti i compagni del Circolo srotolano uno striscione colorato con la scritta"LiberiAmo il Porto".
Secondo risultato ottenuto: la gente si è accorta che ci sono ancora i comunisti, e infatti tra facce sbigottite e sorrisi alieni qualcuno (pochi in verità, ma si sa questo è il paese dei ricatti) timidamente si avvicina e appoggia la nostra protesta.
Dopo qualche minuto la nostra protesta è rientrata, l'obiettivo di riportare l'attenzione sulla situazione del Porticciolo è stato parzialmente raggiunto (l'assenza della "solita" stampa di regime non va sottolineato più di tanto) , ma questo è stato il primo passo della nostra lotta per salvare il porticciolo e Santa Marinella da un ampliamento infausto per modi e per attori.

Ora il percorso prevede una pressione sulla Regione Lazio (nella cui maggioranza di centrosinistra non è più presente il nostro Partito, in seguito alla re immissione dei ticket sanitari) alla cui competenza sembra essere tornato il nostro Porticciolo "militare" grazie anche alla pressione esercitata dal nostro Partito e dalla cittadinanza di Santa Marinella.
Nella necessaria Conferenza dei servizi la Regione dovrà bocciare questo progetto faraonico e inutile, dannoso per l'ambiente e assolutamente non proficuo economicamente a medio lungo termine.
Ripetiamo che il Porticciolo deve tornare ai cittadini, perché la Porto Romano già ha lucrato abbastanza grazie all'incapacità delle Giunte susseguitesi nel tempo e il regime di impunità con cui agisce non è ulteriormente tollerabile.

DISOBBEDIENZA CIVILE
Il sabato e la domenica si abbassano le sbarre di entrata al Porto, ma se non trovate parcheggio all'esterno avete tutti i diritti di chiedere di poter parcheggiare dentro se i parcheggi a strisce bianche sono liberi.
Se vi bloccano insistete. Chi lo dice?
La stessa ordinanza.... leggete qua sotto

CAPITANERIA DI PORTO DEL COMPARTIMENTO MARITTIMO DI CIVITAVECCHIA

Ordinanza n. 132 / 2008


O R D I N A


Articolo 1

Le sbarre di accesso al porto di Santa Marinella rimangono chiuse:

  • dal 1 ottobre al 30 aprile:

    • tutte le sere, dalle ore 22.00 alle ore 7.00 del mattino successivo;

  • dal 1 maggio al 30 settembre:

    • tutte le sere, dalle ore 22.00 alle ore 7.00 del mattino successivo

    • dalle ore 14.00 alle ore 22.00 nei giorni di Sabato, Domenica, festivi e prefestivi; le sbarre rimarranno aperte in caso di disponibilità di parcheggi non riservati.

Ulteriori periodi ed orari di chiusura in occasione di manifestazioni veliche o altri eventi con elevato afflusso veicolare e pedonale in ambito portuale, saranno appositamente disciplinati con specifico provvedimento.




Capito???????

sabato 11 luglio 2009

Ri.Rei, Peduzzi (Prc): "Siamo di fronte ad un nuovo consociativismo''

SANTA MARINELLA - "Sulla vicenda Ri.Rei siamo di fronte a un nuovo consociativismo che va da Sinistra e Libertà al Pdl per coprire gli interessi di Legacoop, Confcooperative e AGCILazio. In nome di accordi trasversali sono stati stracciati gli impegni presi solo pochi giorni fa dal vicepresidente Montino riguardo all'affidamento provvisorio dei servizi alle Asl per 60/90 giorni in attesa di soluzioni definitive." E' quanto dichiara in una nota il capogruppo del Prc alla Regione Lazio Ivano Peduzzi che aggiunge: "Meraviglia l'ostinazione con cui la Giunta regionale vuole lasciare la gestione dei servizi ex Anni Verdi al consorzio Ri.Rei. e sconcerta l'avviso pubblico, assolutamente fuori luogo, che le tre cooperative di riferimento, le più grandi a livello nazionale e locale, hanno indirizzato a Marrazzo dalle pagine di un noto quotidiano. E' bene ricordare - sottolinea Peduzzi - che Ri.Rei. ha avuto dalla Regione la gestione in blocco di personale, conoscenze e strutture, mentre di proprio ha messo solo la direzione amministrativa e una più che zoppicante gestione manageriale. Di fronte al rischio di perdere il controllo dei servizi e una 'fetta di mercato' sono state esercitate pressioni in tutte le direzioni facendo dimenticare ai politici della maggioranza i pessimi risultati della gestione del consorzio". "A causa del voltafaccia della Giunta regionale - dichiara Pio Congi di RdbCub - oggi insieme alle associazioni dei familiari dei disabili abbiamo occupato la sala Etruschi del Consiglio regionale. Non ci può essere trattativa libera e seria se si subiscono i ricatti delle cooperative che pretendono l'affidamento definitivo e tagli preventivi al personale". "Intanto l'occupazione andrà avanti - prosegue Angela Maria Contona dei familiari dei disabili - fino a quando Montino non ci spiegherà perché non può rispettare gli impegni presi con i sindacati e le associazioni al tavolo permanente".

da "Civonline"

giovedì 9 luglio 2009

Tutti a mare.... tutti al Porto!!!

Sabato pomeriggio ce ne andiamo a mare, al Porticciolo di Santa Marinella, anzi a quello che una volta era il nostro Porticciolo e che invece adesso è divenuto proprietà privata.
A sancirlo sono gli atti del concessionario, l'inazione della Regione che con mille scuse fa finta di non sapere che quel Porto è turistico e quindi di sua competenza.
Altro che porto militare come a Lorsignori conviene farci credere...
Sabato saremo al Porto, di pomeriggio, a cercare portaerei e sommergibili....
Venite anche voi
Intanto l'Amministrazione tace (e acconsente...)

Abbattiamo le sbarre!!!!

martedì 7 luglio 2009

Dopo le leggi razziali, che fare?

di Leonardo Masella

Vedo che a sinistra ed anche fra noi comunisti c'è ormai un difetto da combattere con grande determinazione: si denunciano le malefatte del governo, la drammaticità della crisi economica, la gravità di provvedimenti come questo del cd. "pacchetto sicurezza", l'inconsistenza e la subalternità ideologica del Pd, ma non c'è una sola proposta di azione, di iniziativa, di lotta contro questa deriva reazionaria. Continuamo a piangerci addosso, a lamentarci, a scandalizzarci, a mugugnare, a dire "quant'è brutto e cattivo" Berlusconi o il capitalismo, come se ce ne accorgessimo solo ora !

Cosi' sul dilagare del fenomeno del razzismo. Noi lo vediamo, ce ne lamentiamo, ci incavoliamo, denunciamo il parallelo con le leggi razziali del fascismo, ma vedo fare pochissimo di concreto per organizzare una resistenza, una lotta contro questa deriva reazionaria.
Perchè non organizziamo - innanzitutto con i coordinamenti della lista comunista ed anticapitalista, ma anche assieme all'Arci, alla Cgil e a tutte le associazioni antirazziste - una grande campagna contro il razzismo ? Io sono convinto che ci sarebbero tante persone, soprattutto giovani di sinistra, disponbili a fare militanza su una battaglia del genere. Ecco fra l'altro come trovare nuova militanza e nuovo slancio ideale per le nostre organizzazioni di base spesso vuote, stanche e demoralizzate. Fra l'altro si può collegare l'antirazzismo all'internazionalismo e all'antimperialismo (perchè gli immigrati vengono qui ?), che così non rimangono cose astratte e ideologiche. Se l'internazionalismo non lo pratichiamo a casa nostra (e magari siamo un po' razzistelli con gli immigrati), come si può pensare di essere internazionalisti fuori del nostro Paese ? E si può collegare l'antirazzismo ai diritti dei lavoratori. Più gli immigrati saranno deboli e ricattabili, più saranno utilizzati per abbassare il potere contrattuale dei lavoratori italiani e dell'intera classe lavoratrice.
Tuttavia, secondo me, non basta una campagna, che rischia di essere poi la solita propaganda, con la distribuzione dei soli volantini (che, intendiamoci, in mancanza di altro è meglio che niente). Noi dovremmo fare due cose: 1) trasformare alcuni dei nostri circoli nei quartieri e nei paesi (che non fanno più nulla e spesso sono chiusi) in sportelli di consulenza e di aiuto concreto agli immigrati (e non solo agli immigrati, ma per esempio anche ai lavoratori che perdono lavoro e casa), su cui coinvolgere i tanti studenti, laureandi e laureati in materie giuridiche, in collaborazione e in stretto contatto con gli uffici stranieri della Cgil; 2) organizzare delle vere e proprie "ronde antirazziste" in ogni quartiere e darne notizia alla stampa, gruppi di 5-6 compagne e compagni, che girano, segnalano e denunciano episodi di razzismo ed eventualmente intervengono attivamente contro le aggressioni fisiche (che da Roma in su stanno crescendo esponenzialmente e che questa linea politico-culturale del governo alimenta) o almeno a scopo dissuasivo.
Basta con le parole, con il parlarci addosso, con il lamento, la condotta dei comunisti è il combattimento.

domenica 5 luglio 2009

Viareggio, quale verità?

di Luigi Grimaldi

Ancora non si sono svolti i funerali delle vittime della "strage del Gpl" e già inizia un palleggio di responsabilità che potrebbe coinvolgere in maniera più o meno diretta il governo Berlusconi. E' accertato infatti che il carico esploso nella stazione versiliese era di proprietà dell'azienda di famiglia dei fratelli di Nicola Cosentino, deputato del Pdl e sottosegretario del Governo Berlusconi. Secondo Werner Mitteregger, il numero due della Gatx, la società Usa proprietaria del carro ferroviario che ha provocato la strage, il noleggiatore del vagone si limita all'affitto dei mezzi ferroviari gestiti poi dai clienti finali, che sono i responsabili delle sostanze trasportate e della gestione del mezzo. In pratica la responsabilità della sicurezza, una volta effettuati i collaudi periodici obbligatori, sarebbe dell'utilizzatore finale. Ora, poiché è accertato che il carico di Gpl che ha provocato il disastro di Viareggio era diretto all'Aversana Petroli di Casal di Principe (Caserta), a questa azienda dovrebbe essere ricondotta ogni responsabilità in merito al disastro.Non sono di questo avviso le Ferrovie dello Stato che, secondo quanto riportato dal settimanale L'Espresso , tendono a escludere responsabilità legali dell'acquirente del gas per gli incidenti provocati da guasti.
Una strana smentita che aggira il problema: non si chiarisce infatti se "l'acquirente del Gas" sia la stessa azienda che ha noleggiato il carro ferroviario della strage. Otto dei quattordici vagoni di Gpl del treno della morte erano diretti allo scalo di Gricignano d'Aversa, a pochi chilometri da Casal di Principe dove l'Aversana Petroli riceverebbe in media un carico a settimana. Si tratta della principale azienda della famiglia Cosentino: 80 milioni di euro di fatturato. Il coinvolgimento nella vicenda di un membro del governo impone alcune domande e solleva dubbi sulle "certezze" emerse con il moltiplicarsi di dichiarazioni ufficiali tendenti ad escludere ogni ipotesi di attentato e ad affermare che quanto accaduto era dovuto, nell'ordine: a un cedimento strutturale, alla ruggine, ad una fessura nell'asse del carro che avrebbe provocato il deragliamento, alla vecchiaia del materiale rotabile, a carenze nei controlli. Tutto in assenza di perizie tecniche con un qualche valore. Oggi pare accertato che il deragliamento sia stato effettivamente provocato da un malfunzionamento del materiale rotabile ma non vi sono certezze sulla causa del malfunzionamento del carro oggi al centro delle indagini. Vi sono poi nella vicenda alcuni elementi che apparentemente non quadrano con le spiegazioni ufficiali divulgate. Le immagini delle telecamere di sicurezza della stazione hanno mostrato due esplosioni che avrebbero preceduto quella che ha provocato la strage. Una situazione che, in presenza di una massiccia fuoriuscita di gas liquido, appare ad alcuni tecnici come incongruente con la dinamica del disastro. Una esplosione, per quanto più piccola di quella disastrosa, avrebbe dovuto infatti provocare l'incendio dei vapori generati dal gas liquido nella modalità definita dai tecnici "jet fire" o "pool fire" a seconda del tempo trascorso tra lo sversamento e l'incendio, evitando la deflagrazione che invece c'è stata. Il disastro si è compiuto con la terza deflagrazione che ha tutte le caratteristiche di una esplosione generata dalla formazione di una pozza di gas liquido trasformatasi nel giro di qualche minuto in una nube di vapori esplosivi poi innescati da una scintilla (Falsh fire o Uvce). Un caso incompatibile con la possibilità che le due piccole esplosioni che hanno preceduto il disastro siano state generate dal gas fuoriuscito dalla cisterna. Infine lasciano interdetti, come abbiamo riportato nei giorni scorsi, alcune testimonianze che riferiscono, nei primissimi momenti dopo il disastro, di un forte odore di "polvere da sparo". Qualcosa di assolutamente incompatibile con la combustione del Gpl.
Vi è assoluta necessità di chiarezza e trasparenza in questa vicenda non solo per la gravità del fatto, non solo perché il gas esploso a Viareggio era destinato all'azienda di famiglia di un membro del governo, ma anche perché sulla storia dei fratelli Cosentino, in merito a presunti rapporti con la camorra di Casal di Principe non sono mancate nel recente passato infuocate polemiche.
L'azienda destinataria del carico che ha provocato la strage ha infatti stentato ad ottenere il certificato antimafia indispensabile per partecipare ad appalti pubblici. I problemi sono relativi a parentele dei fratelli Cosentino: Giovanni, 64 anni, è sposato con la figlia del boss Costantino Diana. Mario, 43 anni, con Mirella Russo, sorella di Giuseppe, soprannominato "Peppe' u'Padrino" condannato all'ergastolo per associazione mafiosa ed omicidio.
Nel 1998 la Prefettura di Caserta aveva negato la certificazione antimafia e Aversa Petroli era ricorsa al Tar ed al Consiglio di Stato senza successo, dato che - dice la sentenza - i legami parentali "rappresentano elementi, univoci e non contestati, da cui ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo di infiltrazione mafiosa". Una situazione risoltasi quando il nuovo prefetto Maria Elena Stasi ha sollecitato il comitato per l'ordine e la sicurezza a rivedere la decisione. La Aversana Petroli ha così ottenuto la certificazione antimafia e alle ultime elezioni la Stasi è stata eletta alla Camera con il Pdl.
Ma gli annessi e connessi della vicenda non finiscono qui.
Nicola Casentino diventa consigliere comunale a Casal di Principe già nel 1978, poi consigliere nella provincia di Caserta nel 1980 e assessore provinciale nel 1983. Una bella carriera culminata con l'elezione a segretario regionale campano del vecchio Psdi.
Secondo il pentito Carmine Schiavone (processo Spartacus): «Alle elezioni dell'82 il clan Bidognetti appoggiò ‘O Mericano, Nicola Cosentino, che stava nel Psdi. Il Gruppo Bidognetti in parte votò Cosentino, in parte votò il nostro gruppo di candidati. Cosentino entrò nell'Amministrazione e per fare votare la giunta secondo nostre direttive, tutti i consiglieri vennero contattati a uno a uno da mio cugino Sandokan…E loro dovevano votare bene se no rischiavano di non tornare a casa».
Dopo la dissoluzione del Psdi per Tangentopoli, Cosentino è entrato in Forza Italia nel ‘94 e due anni più tardi è stato eletto deputato. Nel 2005 è stato nuovamente nominato, direttamente da Berlusconi, coordinatore regionale, questa volta di Forza Italia, mentre oggi è coordinatore regionale del Popolo delle Libertà. Il lato sconcertante di questa storia è che l'unico rapporto noto con la politica del padre di Noemi Letizia, Elio, passa attraverso la militanza proprio nel Psdi, vecchio partito social democratico campano, all'epoca dell'ascesa di Cosentino e dei fatti raccontati da Carmine Schiavone. Fa impressione notare come, in effetti, Berlusconi abbia sempre sostenuto di essersi intrattenuto al telefono con Letizia a proposito delle candidature del Pdl per le elezioni europee.
Fa impressione soprattutto perché a Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia hanno cercato, e stanno ancora cercando, di verificare possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre di Noemi, e il gruppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola.
Insomma la comune militanza nel passato Psdi e nell'attuale Pdl potrebbe non essere l'unica via per incrociare le storie di Cosentino, Elio Letizia e Berlusconi. Per questo non bastano "autorevoli" smentite o dichiarazioni alla stampa per allontanare dubbi e sospetti sulla tragedia di Viareggio.

da Liberazione